Tra i più suggestivi della Toscana, il borgo medievale di Certaldo, merita sicuramente una visita perché conserva ancora l’atmosfera magica d’altri tempi. Certaldo è famosa per aver dato i natali a Giovanni Boccaccio, dove si presume sia nato nel 1313 e vissuto fino alla morte ed è Bandiera Arancione del Touring Club Italia, riconoscimento per le località che si distinguono per l’offerta turistica, enogastronomica, culturale e ambientale.

Ha una parte bassa, moderna, e una alta, il centro storico, che è tutto pedonale e si può raggiungere in auto, a piedi lungo un’antica strada medievale o tramite funicolare. Certaldo Alta costituisce l’antico nucleo medievale, circondato dalle sue mura con 3 porte d’ingresso: Porta al Sole, Porta Alberti e Porta del Rivellino.

Luglio è il mese migliore per visitare Certaldo; per cinque giorni si svolge Mercantia, festival internazionale che trasforma la cittadina in un luogo incantato, tra esibizioni di giocolieri, acrobati e saltimbanchi.

A settembre si svolge una tradizionale rievocazione storica ispirata alle novelle del Decamerone di Boccaccio.

Anche senza eventi Certaldo è affascinante e si può godere la sua atmosfera passeggiando in tranquillità nelle vie del centro o sostando in qualche locale per gustare le prelibatezze del territorio.

Simbolo di Certaldo è il Palazzo Pretorio che la domina dall’alto con la sua elegante sagoma. La facciata in cotto rosso è stemperata dal grigio della pietra serena e dai colori vivaci gialli e verdi delle terrecotte invetriate delle insegne dei vicari che, in carica solo per sei mesi, lasciavano tracce della loro presenza, donando alla cittadina lo stemma con il nome e l’arme della famiglia, apposto sulla facciata o all’interno del palazzo. Era proprio sulla rocca, al posto del palazzo, che si ergeva il castello della potente famiglia degli Alberti, della quale Certaldo era un feudo, mentre i fideles popolavano con le loro abitazioni il borgo.

La lotta della Repubblica fiorentina, desiderosa di espandere il proprio territorio e crearsi una corona di castelli di difesa, contro i signori feudali, come in altre zone del territorio portò alla sconfitta degli Alberti e alla clamorosa ed esemplare distruzione, nel 1202, di Semifonte. Da qui, l’inizio dell’autonomia comunale di Certaldo che, entrando nell’orbita della politica fiorentina, svolse un ruolo fondamentale come sede del vicariato fin dal 1415, divenendo il centro più importante della Valdelsa e di buona parte del territorio circostante. La prosperità della cittadina – la cui tranquillità fu interrotta dal sacco del 1479, quando Certaldo fu messa a ferro e fuoco dalle truppe papali, dal re di Napoli e dai senesi, o durante la guerra contro Siena – si protrasse fino all’estinzione della dinastia medicea, iniziando il suo declino con l’avvento dei Lorena; prima con la riduzione delle podesterie, poi con la soppressione del vicariato nel 1784.

Tappa obbligata del visitatore è il Palazzo Pretorio con i suoi affreschi quattrocenteschi (l’Incredulità di san Tommaso, la Madonna col Bambino di Pier Francesco Fiorentino), con i suoi ambienti monumentali del pianterreno (Sala delle Udienze, Cappella di Palazzo), ma anche dei piani superiori (Sala del Vicario, Sala del Consiglio, Camera dei Forestieri o del Cavaliere) e con l’adiacente, antica chiesa dei Santi Tommaso e Prospero, dove è custodito il Tabernacolo dei Giustiziati con le sue sinopie (i disegni preparatori usato un tempo dai pittori di affreschi), eseguito da Benozzo Gozzoli in collaborazione con Giusto d’Andrea, Pier Francesco Fiorentino e probabilmente Giovanni da Mugello, su commissione dei vicari – come denotano gli stemmi – su una precedente Annunciazione, della quale si conserva la sinopia.

Il Palazzo Pretorio

In via Boccaccio, la strada principale del borgo, si trova la Casa Boccaccio, ricostruita dopo l’ultima guerra. Acquistata e donata allo Stato nel 1821 dalla marchesa Carlotta Lenzoni, mecenate e amica di artisti, essa custodisce un affresco di Pietro Benvenuti, pittore accademico allora in voga, rappresentante Boccaccio al suo scrittoio nella loggia. Qui oltre ad antichi arredi si trovano un centro studi e una preziosa biblioteca che conserva diverse edizioni del Decameron. Ma un omaggio a Boccaccio, il figlio più celebre di Certaldo, bisogna renderlo visitando nella chiesa dei Santi Jacopo e Filippo il suo cenotafio e il busto eseguito da Francesco Rustici nel 1503 per il vicario Lattanzio Tedaldi, di palpitante vitalità, quasi da porsi in colloquio con il visitatore.

Eccoci giunti quindi nella chiesa dei Santi Jacopo e Filippo, a metà strada fra il Palazzo Pretorio e la Casa Boccaccio, che fa parte del circuito museale non solo per la bellezza delle opere custodite, ma anche per la comune storia del complesso legato agli Agostiniani nel quale è collocata la sede del Museo nella piazzetta, un tempo cimitero, quasi a costituire una cerniera tra le emergenze storiche della cittadina.

La chiesa dei Santi Jacopo e Filippo, che risale nel suo impianto probabilmente al XII secolo, ha una semplice facciata e un interno ad unica navata con soffitto a capriate, estremamente spoglio, frutto del restauro degli anni Sessanta del secolo scorso che, con intervento “purista”, giunse a sostituire il coronamento barocco del campanile e, all’interno, a eliminare gli altari che ornavano la chiesa, ma anche le decorazioni assisiati e il grande Cristo “trionfante sulla morte” databile 1240-‘45.

In una nicchia a sinistra, accanto alla porta d’ingresso, vi è un bell’affresco rappresentante la Madonna tra i santi Jacopo e Pietro con la committente, trasformata in santa Verdiana nel corso dei secoli. L’opera – scoperta all’inizio del Novecento e restaurata nel 1995 – è attribuita al senese Memmo di Filippuccio, pittore civico a San Gimignano e suocero di Simone Martini, che dopo un periodo di stretta adesione ai modi di Duccio da Boninsegna, seppe aggiornarsi alle novità giottesche e infine alla nuova lezione di Simone Martini.
A metà della parete sinistra vi è il busto di Boccaccio di Francesco Rustici.
Nel fondo, accanto all’altare maggiore, sono posti due tabernacoli in terracotta invetriata commissionati dai vicari, come denotano le armi di famiglia, l’uno da Lodovico Pucci, datato 1499-1500 e assegnato a Benedetto Buglioni, l’altro dal vicario Ristoro Serristori.
Sulla parete destra è posta una grande pala, ugualmente in terracotta invetriata, rappresentante la Madonna della Neve, eseguita intorno al 1520 dalla bottega di Giovanni Della Robbia. Quindi, al di sopra della nicchia dove riposa il corpo della beata Giulia, è posta la predellina con le Storie della beata Giulia raccontate in maniera poetica e raffinata.
In direzione dell’altare vi è una lapide con accanto i resti di Boccaccio.

Uscendo dalla porta centrale ci si immette, a destra, nel chiostrino asimmetrico, di forma trapezoidale, un tempo occupato dalla cappella della beata Giulia, costruita dall’architetto senese Giuseppe Pianigiani nel 1854 in segno di gratitudine per aver salvato Certaldo dal colera.
Dalla porta sulla sinistra si entra nel museo, i cui ambienti facevano parte del convento degli Agostiniani.
Il percorso inizia dal salone, con belle finestre che danno sulle mura cittadine, dove sono esposti i dipinti più antichi, dalle preziose Madonne duecentesche del Maestro del Bigallo e di Meliore ai polittici trecenteschi attribuiti a Ugolino di Nerio e a Puccio di Simone, fino agli affreschi staccati di San Martino a Maiano, eseguiti da quel loquace divulgatore che fu Cenni di Francesco. In una serie di salette affacciate ugualmente sulle mura, nelle quali ci si immette dal salone, sono esposte le oreficerie, sulla base delle chiese di appartenenza. Vi è anche un busto in argento della Beata Giulia.
Fuori dal Convento si trova il Chiostro di forma trapezoidale dal quale si accede all’Hortus Conclusus o giardino del convento ricreato secondo il modello medievale con al suo interno piante aromatiche, officinali e magiche utilizzate per le loro proprietà curative e per creare pozioni ed infusi. Insieme al giardino, anche la nuova riapertura dei sotterranei del convento  arricchisce il complesso della Canonica.
Di recente ricostruzione, i misteriosi sotterranei dal tetro nome ”Le Bare” sono stati allestiti con sezioni dedicate alla magia e alla medicina. Tutto questo è inserito all’interno del percorso museale che comprende: Museo d’Arte Sacra, Chiostro, Hortus Conclusus e sotterranei.

Da vedere anche il Museo di Arte Sacra e il Museo del Chiodo, che raccoglie utensili e chiodi di ogni epoca.

Informazioni utili

Casa del Boccaccio – Via Boccaccio – tel. 0571.664208
Orario invernale: aperto da martedì a domenica dalle 10:30 alle 13:30
Orario estivo: aperto tutti i giorni dalle 10:00 alle 19:00

Palazzo Pretorio – Piazzetta del Vicariato, 1 – tel. 0571.661219
Orario invernale: aperto da martedì a domenica dalle 10:30 alle 13:30
Orario estivo: aperto tutti i giorni dalle 10:00 alle 19:00

Museo d’Arte Sacra – Piazza SS. Iacopo e Filippo – tel. 0571.661219
Orario: sabato e domenica dalle 10:30 alle 16:30