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“Ma come, andate in Colombia? È pericolosa.
Ci sono i narcos, i cartelli della droga, i guerriglieri, Pablo Escobar”

Questa l’esclamazione ricorrente che ci siamo sentiti rivolgere da chi scopriva quale era la meta del nostro imminente viaggio. Sembrava che per qualcuno stessimo partendo per un luogo dove essere derubati, sequestrati o assassinati ad ogni angolo di strada. Fortunatamente non abbiamo trovato niente di tutto ciò.

Il Paese si sta riprendendo la propria libertà, la strada è ancora lunga e tanto c’è ancora da fare ma la voglia di riscatto e la consapevolezza di poter avere un futuro migliore sono evidenti e mai ci siamo sentiti in pericolo. Nemmeno quando abbiamo passeggiato al buio della sera nella zona rosa di Bogotà, così come nella, un tempo temutissima, Comuna 13 di Medellín.
Adottando le giuste precauzioni e usando buon senso come in una qualsiasi altra parte del mondo non abbiamo avuto nessun tipo di problema. Mai nessuno ci ha importunato o infastidito; persino i venditori ambulanti di Cartagena se ne andavano al primo “no, gracias“.

Abbiamo iniziato il nostro viaggio dalla capitale Bogotà. Una città immensa con circa 10 milioni di abitanti e un traffico pazzesco. Abbiamo visitato il suo cuore storico: la Candelaria con il Museo dell’Oro, uno tra i più importanti e ricchi di testimonianze delle culture preispaniche di tutto il Sud America e il Museo di Botero, il famoso pittore e scultore nato proprio in Colombia (Medellín-1932)

Abbiamo poi trascorso una notte a Villa de Leyva, antica città coloniale dove sembra che il tempo si sia fermato. La sua piazza è una delle più grandi dell’America del Sud ed è bello passeggiare tra le sue vie ciottolate, ammirando i bei palazzi, i negozi di artigianato e perché no fermarsi a riposare sorseggiando un buon caffè colombiano. Eh si, perché la Colombia è anche uno dei più grandi produttori ed esportatori di caffè in tutto il mondo.
Infatti il nostro viaggio non poteva che continuare alla volta dell’Eye Cafetero, la zona divenuta  famosa per le piantagioni di caffè. Qui l’atmosfera è completamente diversa da quella della città frenetica e trafficata di Bogotà. I ritmi sono lenti e rilassati, i paesaggi meravigliosi, il verde delle colline quasi abbagliante e i piccoli centri come Salento e Pereira sembrano usciti da un romanzo di Gabriel Garcia Marquez. Sono oasi di pace dove vivere tante esperienze tra le quali: visita alle piantagioni di caffè con spiegazione dei processi di coltivazione e produzione con relativa degustazione dormendo magari in una tipica Finca, passeggiate e cavallo, trekking nella Valle di Cocora dove crescono le palme da cera più alte al mondo, degustazione di piatti tipici come la trucha (trota) e l’infuso a base di foglie di coca.
Per spostarsi da un luogo all’altro si utilizzano le simpatiche Jeep Willys, mezzi usati dall’esercito americano durante la seconda guerra mondiale, oggi adibiti a mezzi di trasporto per turisti che si radunano al mattino presto nella piazza di Salento.

Abbiamo poi proseguito per la moderna Medellin dove abbiamo avuto la fortuna di avere come guida una giovane ragazza che ha vissuto gli anni bui di Pablo Escobar. Era bambina ma ricorda il terrore di quegli anni, quando la nonna faceva nascondere lei e il fratello sotto il letto cercando di rendenderlo un gioco o quando aspettavano con ansia il ritorno dal lavoro della mamma con la paura costante di non vederla rientrare. I suoi racconti sono stati per noi molto toccanti.
Da Medellin inoltre è possibile fare un’escursione in giornata alla cittadina colorata di Guatapè e alla vicina Piedra del Penol, un gigantesco monolite alto 200 metri circa, dalla cui cima e dopo aver scalato con non poca fatica i suoi circa 700 gradini, si gode di un panorama mozzafiato.

Il nostro viaggio si è concluso nel nucleo storico all’interno delle mura della turistica e vivace Cartagena des Indias. La prima cosa che mi viene in mente ripensando a questa città sono i suoi colori; quelli vivaci e sgargianti degli abiti tradizionali delle donne, quelli della frutta e della verdura, quelli dei palazzi coloniali con i balconi fioriti e finemente intarsiati e quelli dei cocktail serviti nei graziosi locali lungo i viali lastricati percorsi da carrozze trainate da cavalli in un’atmosfera rilassata e festante.

Il viaggio è giunto al termine ma mentre l’aereo decolla e lascia il suolo colombiano, io con la mente sto già compiendo un altro viaggio…quello verso la prossima meta.

Debora Verzeroli – Agenzia di Gazzaniga