Questo pomeriggio, chiusa in casa e con un temporale primaverile fuori dalla finestra, faccio un tuffo nel passato e torno con la mente ad uno dei viaggi più intensi della mia vita: la crociera sul Nilo.

Chiudo gli occhi e mi ritrovo in volo, lo sguardo incollato fuori dal finestrino ad ammirare l’azzurro del cielo che si perde nell’oro delle dune del deserto. Mentre guardo fuori, mi scopro curiosa e mi chiedo quale potrà essere la temperatura laggiù: siamo a gennaio e ho scelto questo periodo per evitare il caldo intenso tipico di queste zone, ma anche da qui la sabbia mi sembra così calda che mi sento già scottare, la scelta del periodo si rivelerà indovinata: non ho perso nessuna delle emozionanti avventure che mi ero già preparata ad affrontare.

Arriviamo a Luxor e, anche se quello che posso vedere per ora è ancora poco, già si respira un’aria intrisa della storia e della cultura di un paese che ha molto da raccontare.

Apro gli occhi e fuori ancora piove; il mio sguardo cade sul ripiano della libreria dove ho collezionato libri di storia e quello dell’Antico Egitto richiama la mia attenzione: con la mente ripercorro la storia di questo popolo magico e misterioso, le imprese dei suoi faraoni e le leggende che avvolgono le piramidi e, improvvisamente, torno al mio viaggio, al momento in cui metto i miei piedi a bordo di quella che sarebbe stata la mia casa per i giorni successivi.

Qualcuno forse si sarebbe concentrato maggiormente sui dettagli della lussuosa imbarcazione di cui sono ospite, ma io vengo subito attratta dalla finestra della mia cabina: una parete lascia spazio ad un enorme vetro attraverso cui posso ammirare l’intero panorama, come se niente potesse separare me e quello splendido mondo lì fuori.

L’itinerario della mia crociera è davvero ricco:

  • Luxor, la capitale del periodo di maggiore splendore di questa terra incantata,
  • Esna,
  • Edfu,
  • Kom Ombo,
  • Assuan,
  • Abu Simbel, con il maestoso tempio di Ramses II,
  • Il Cairo, per il quale ho davvero grandissime aspettative.

Luxor è avvolta da un’aurea di mistero; mentre cammino con il naso rivolto verso il cielo, non capisco se qualcosa dentro di me sia già cambiato o se è solo l’atmosfera mistica creata dai templi che mi circondano e che visito: il tempio di Luxor, quello di Karnak, separati anticamente dal viale delle Sfingi, una strada lunga 3 chilometri e costellata da questi giganti di mattoni e sabbia che, nonostante i segni dell’età, conservano la loro originaria autorevolezza, e la Valle dei Re e delle Regine. In questo luogo di grande significato e immensa potenza qualcuno visita le tombe dei faraoni: cunicoli stretti e lunghi si srotolano all’interno della costruzione, una prova degna di un autentico archeologo.

Io resto fuori ad assaporare quello che mi circonda e lo spettacolo è disarmate: davanti al Tempio della Regina Hatsepsut, dedicato all’unica donna che regnò a lungo in Egitto, e ai Colossi di Memnone, due enormi statue del faraone Amenofi III, mi sento piccolissima e fatico ad immaginare cosa potesse provare chi viveva circondato da opere così monumentali.

Tutte le tappe sono intervallate da ricche nottate a bordo della nave, durante le quali mi immergo completamente nei colori e nei sapori della cultura egiziana: vestiti e copricapi colorati – quello che ho scelto io è azzurro e decorato con medagliette dorate – cene speziate, spettacoli di danza del ventre, che mi incantano e mi intrigano, – chissà come facciano queste ballerine a muoversi così – mi accompagnano lungo tutto il tragitto e ogni mattina, davanti ad uno spettacolo sempre nuovo, mi chiedo se quello che sto vivendo sia reale o un sogno.

A Edfu visitiamo il tempio dedicato a Horus, il dio falco, signore della musica, dell’arte e della bellezza – circondata da tanto fascino penso che non potesse che essere una divinità dell’Antico Egitto; a Kom Ombo l’incredibile tempio dedicato alle divinità Sobek e Haroeris: mi sembra ancora impossibile che gli antichi Egizi possano essere stati capaci di costruire tutte queste meravigliose strutture con le poche risorse a loro disposizione.

Stanchi e sfiniti saliamo sulla nave e dalle nostre cabine possiamo assistere ad uno degli spettacoli più belli cui io abbia mai assistito: sono le 17.30 quando il tramonto colora il Nilo con mille sfumature che si rincorrono dal giallo più chiaro al rosso più inteso, quasi violaceo; e mi sento completamente immersa in quella meravigliosa civiltà.

Il giorno successivo tappa ad Assuan per visitare uno dei templi più belli dell’Egitto: il Tempio di Philae, dedicato a Iside, la dea della maternità e della fertilità, da cui si dice che le donne dell’antico Egitto avessero appreso l’agricoltura.

Per giungere ad Abu Simbel prendiamo un aereo che, con mia grande sorpresa ed emozione, atterra sullo sterrato poco distante dal tempio che raggiungiamo a piedi. Davanti a questo maestoso sito archeologico, composto principalmente da due enormi templi in roccia, detti templi rupestri, ricavati dal fianco della montagna e rappresentati il faraone Ramses II, mi coglie un fremito e mi sento una formichina intenta a perlustrare il terreno. Questo sito – scopro – era stato costruito per intimidire i vicini Nubiani e per commemorare la  Battaglia di Qadesh, uno degli eventi storici più importanti dell’antichità.

La tappa del Cairo è quella che sento più vicina a me: mi rivedo bambina, le gambe sotto il banco e i miei profondi occhi blu che seguono la maestra che racconta delle piramidi. Finalmente sono lì: la città è caotica, rumorosa, pittoresca, allegra e piena di vita con i suoi mercati colorati e la gente che vende di tutto; il mio sguardo corre lungo la strada e là infondo, alle porte della città, invece, il silenzio e il deserto abbracciano l’oggetto del mio desiderio: le bellissime piramidi di Giza, Cheope, Chefren e Micerino con la Sfinge, attorniate da tante altre piccole costruzioni, le piramidi delle Regine, che, come tante piccole guardie, vegliano le loro signore.

 Di colpo torno al presente; comodamente seduta nel mio soggiorno guardo fuori dalla finestra: il temporale è passato e dietro le nubi si apre un cielo azzurro che mi ricorda quello egiziano che ho appena lasciato nei miei sogni.

Sabrina Iore – Agenzia di Rovato